sabato 21 aprile 2012
PRIMAL URGES
Questa canzone. La pioggia, e io senza ombrello, con solo le cuffie e la sciarpa a ripararmi dalle gocce che pungono. La gente in bici che slitta sul pavé, il fumo bianco che esce da un marciapiede a lato della strada e i pensieri grandi che mi avvolgono. Il gelo grigio, le 24 ore dei business men. Le bocche che si muovono e i miei passi veloci. Piazza Fontana, il tram e un'apocalisse a rallenty mentre io sfido le intemperie e ho nelle orecchie il silenzio che rimbomba e solo queste parole.
domenica 11 marzo 2012
sabato 24 dicembre 2011
DEL FARE BILANCI DELL'ANNO

(il cielo a Parigi ad agosto)
2011, ci sei piaciuto.
Ma sì dai, alla fine non avevo grandi aspettative.
E invece sono riuscita a guadagnare dei soldi lavorando (non tanto bene, mi han detto, però io ci ho messo comunque me stessa, anche quando ero smaronata e volevo andare in vacanza, e comunque son soddisfazioni, e poi sono affezionata a tutti perché alla fine è una famiglia, con tanto di parenti che magari sono un po' fastidiosi ma poi ti mancano e ti ritrovi a volerli sopportare ancora una volta)
Per il resto non ho combinato nulla, mi son dedicata a studiare e a tentare di finire l'università. Ormai manca poco (relativamente), sono già agitata ora perché mi sto già chiedendo cosa farò dopo, cosa ne sarà di me, dove finiranno le mie energie, i miei sogni, le mie inclinazioni (ehm. quali?), se troverò uno stage, se fuggirò all'estero, se rimarrò a Milano a scaldare la sedia in aula, se mi inventerò un lavoro. In ogni caso per quanto io abbia parlato male della mia scelta universitaria io amo la mia università, con tutti i suoi difetti. Mi piace che sia statale e non privata, che non si trovi posto in aula né in biblioteca, perché mi fa sentire una survivor, e a luglio potrò dire CAZZO SI', anche se sembrava impossibile riuscire a iscriversi a tutti i laboratori, farsi certificare uno stage, imparare una terza lingua (o far finta di), farsi approvare il piano di studi, IO CE L'HO FATTA, HO VINTO CONTRO LA BUROCRAZIA DELLA STATALE!!!
Sono contenta perché quest'anno sono cresciuta. Mi sono responsabilizzata.
Ho perso una persona importante che ha segnato la mia vita (fino a qui, ma sono sicura continuerà a farlo anche ora che non c'è più). Mi ha insegnato il valore della cultura, dell'impegno, della costanza, ma anche del mollare quando non ce la si fa. E l'importanza dell'amarsi, del coltivarsi e del migliorarsi.
Ho viaggiato. O meglio: ho visitato due città, cercando di viverle un po' più che nei loro aspetti turistici. Diciamo che mi sono arrangiata con la lingua che non so (visita medica in francese spiegandomi a gesti: check!) e mi sono persa per Bruxelles. Mi sono seduta sulle panchine al parco, ho parlato con sconosciuti in un miscuglio maccheronico indecifrabile, ho bevuto caffè orribili, camminato a lungo osservando la gente. Ho imparato a stare un po' da sola. E' banale, soprattutto alla mia età, è probabilmente qualcosa che avrei già dovuto fare da tempo, ma va bene lo stesso.
Sono rimasta affascinata da un sacco di cose, luoghi, persone, odori, fotografie, libri. Soprattutto libri. Però tanto non gliene frega a nessuno di cosa leggo, come, quando, insomma, non ho pretese, qui ci scrivo i cazzi miei e alla fine non sono nessuno per consigliare letture o ascolti (in realtà ora non ho molta voglia di recensire o spiegare, lo farò poi, forse).
Ho scoperto Parigi con il ragazzo che amo e che riempie le mie giornate di cose bellissime (ve l'ho detto che mi ha regalato le cuffie che volevo nel colore che piaceva a me che era esaurito? ecco. per dire eh.), e il mio primo desiderio per quando avrò un po' di tempo libero è tornarci e magari restarci (sì amore, lo so che non si può e che devo tornare a Milano, ma una volta che mi incateno al ponte tu come fai a portarmi via? visto? sono un genio!).
Quest'anno mi hanno anche rimosso la macchina, ho speso un sacco di soldi e mi hanno tolto un sacco di punti dalla patente, ma fa niente. La macchina poi si è rotta due volte, e ora toh, devo anche pagare il bollo. Sono comunque emozioni eh.
Ho salutato Venezia con un po' di malinconia, perché in fondo è come se la nostra storia fosse nata lì, anche se ci siamo incontrati alla Fnac a Milano quando siamo andati a sentire le Luci (trooooppo indie). Che poi io ero arrivata in vespa. Ma è un altro discorso. E ho passato più tempo in via Lamarmora (grazie per l'ospitalità) che a casa mia.
Ho un piede a Milano e uno a Verona, dove l'ultima volta ho mangiato ai banchetti tirolesi salsiccia e vin brulè e poi a studiare Kant in biblioteca.
(questo elenco-promemoria di cose belle-post ha appena perso coerenza interna, coesione testuale e senso)
Ho delle buone amiche che son pronte a correre e salvarmi le chiappe, la faccia e soprattutto a risollevarmi il morale quando sono spompata. Vi ringrazio tanto, voi, le cene, le candeline al mio compleanno, i caffè, i tè, le brioches e qualsiasi altra scusa idiota ci inventiamo per stare insieme.
Volevo dire che in fondo sono felice, che nonostante le cose tristi che non possono mai mancare sono piena di voglia di fare, di ottimismo e di entusiasmo per ogni giorno che vivo.
Quindi 2012, sii almeno un po' come il 2011, concedimi di andare un po' in vacanza, di avere l'illuminazione sul mio percorso di studi o lavorativo futuro, di avere il moroso un po' più vicino (fisicamente, si intende), di avere ancora la voglia di stare in mezzo agli altri e di immergere il naso nei libri che fa sempre bene.
Scusate il pippone e il tono un po' da diarietto del cuore dell'adolescente complessata e moralista, non accadrà più. E detto questo stasera è la vigilia e spero tanto di ubriacarmi allegramente col parentado, quindi vado a stappare bottiglie. ciao.
sabato 10 dicembre 2011
Di come sforno compilation per siti altrui.

A volte ritornano!
Non so perchè non ho più scritto qui, forse volevo semplicemente farmi un po' i cavoli miei e aspettare che cambiasse qualcosa per poi informare il mondo.
Non è cambiato nulla, sono qui a Milano, sto benino, mi mancano pochi esami alla laurea, mi sono cresciuti i capelli, continuo disperata a tentare di immaginare il mio futuro come qualcosa di promettente ed emozionante, ma al momento non ci riesco.
Vabbè, del mio futuro parlerò un'altra volta.
Quello che volevo dire è che il mio ragazzo ha chiuso il suo blog e ne ha messo in piedi un altro insieme a tanta gente di Verona e non, e che io ho collaborato nel mio piccolo con qualche canzone da farvi ascoltare, perché fondamentalmente è l'unica cosa che so fare. O forse nemmeno quella, ma prendetela così.
Quindi scaricate qui:
http://www.blindbend.eu/2011/12/blindbend-vol-1/
venerdì 29 luglio 2011
AVERE PAURA DELL'AEREO E PRENDERE IL TRENO
Sono a Bruxelles perchè ho voluto raggiungere il mio ragazzo che si trova momentaneamente qui per uno stage. Siccome ho paura dell'aereo (non è semplice fifa: è panico puro) ho preso il treno. Una delle cose da segnare nella lista del "non lo farò mai più": tra trasbordi e tutto il resto sono 13 ore tonde di viaggio. Di cui 7 su un TGV (e tu pensi: l'avranno progettato almeno coi sedili comodi dato che ci devi stare per tutto sto tempo e che sicuramente vorrai dormire. NO. Il poggiatesta è insopportabile, lo schienale troppo alto e duro, io che in genere mi raggomitolo incastrando le gambe sotto il bracciolo stavolta mi sono addormentata reggendomi la testa col braccio e coprendomi la faccia col giubbotto di pelle. Bruttissimo).
Ho intelligentemente (sarcasmo) prenotato la seconda tranche del viaggio a distanza di 3 ore dall'arrivo a Parigi (metti che il tgv è in ritardo, metti che mi perdo, metti che qualsiasicosa), in un'altra stazione. Quindi: arrivo alla Gare de Lyon, dove stanno facendo dei lavori. Non si capisce una fava, la gente corre con le valigie da una parta all'altra della stazione, i vecchi si muovono a passo di lumaca intralciando il passaggio di chi ha fretta. Io in tutto ciò non so dove devo andare né cosa devo fare. Mi ricordo che devo prendere la RER, una linea sotterranea. Ma quale??? Altra lezione imparata: quando cerchi informazioni su internet (come arrivare da gare de lyon a gare du nord) e trovi le risposte (rer d), segnatele da qualche parte, perchè quando ne avrai bisogno magicamente te le sarai dimenticate e ti odierai per non essere stata più furba.
Scendo al piano di sotto e cerco una piantina della metro. Intanto il mio trolley tenta di suicidarsi sulle scale mobili. I parigini sopravvalutano le loro capacità di orientamento e memoria: niente piantine da nessuna parte. Cerco di comprare il biglietto per la rer a una postazione automatica per tgv, che giustamente mi dice "non puoi partire da Parigi e arrivare a Parigi! imbecille!" Io ci speravo.
Chiedo in biglietteria. In inglese, perchè io il francese non lo so. Cioè, so dire delle cose molto basilari e a volte frasi più articolare del previsto, ma il tutto in modo assolutamente random. Il tizio della biglietteria mi accoglie con un "you're so pretty". Oltre a essere cieco è anche inopportuno. Mi spiega che linea devo prendere. Mi fido ciecamente e vado, senza sapere se sto andando nella direzione giusta. Mi ritroverò alla Gare du Nord o dalla parte opposta della città?
Risposta: alla Gare du Nord. In tutto ciò mi trascino dietro una valigia gigante a cui manca una ruota (quindi striscia per terra e pesa). Inizia a piovere un po'. Riemergo in superficie giusto per chiamare mio padre e dirgli che sono viva, poi mi trascino stancamente fino a un Mc Donald's e mi ingozzo di cibo. I miei buoni propositi ("ma sì, in 3 ore mi faccio un giro, esploro un po' la città, mi siedo in un bistrot al sole e leggo una rivista... sì. Illusa.) vanno subito in fumo. Mi compro una rivista (Elle uk, carina. In copertina c'è Lily Allen) e mi spiaggio su una sedia in stazione. Sono cotta. A un certo punto un pazzo decide di seminare il panico urlando e aprendosi la giacca con gesto plateale. Bene ciao, un kamikaze. No, si apre la giacca e rimane a torso nudo. Noto che ha anche i pantaloni slacciati e non porta le mutande. Ok.
Finalmente annunciano il mio treno. Ultima carrozza. Noto tra l'altro una tipa con dei leggings orrendi. E scopro che a Parigi va di moda imbacuccarsi ma tenere ai piedi le infradito. Ovvove.
Sul thalys mi addormento di nuovo, ho freddo, poi caldo, mi scappa la pipì, mi fa male la testa (e anche la mascella, e i denti. così.). Arriviamo a Bruxelles Zuid. Incontro il moroso. Metro fino a casa. Crollo.
Tutto questo per dire: va bene che mi viene il panico, ma la prossima volta prendo l'aereo.
Ho intelligentemente (sarcasmo) prenotato la seconda tranche del viaggio a distanza di 3 ore dall'arrivo a Parigi (metti che il tgv è in ritardo, metti che mi perdo, metti che qualsiasicosa), in un'altra stazione. Quindi: arrivo alla Gare de Lyon, dove stanno facendo dei lavori. Non si capisce una fava, la gente corre con le valigie da una parta all'altra della stazione, i vecchi si muovono a passo di lumaca intralciando il passaggio di chi ha fretta. Io in tutto ciò non so dove devo andare né cosa devo fare. Mi ricordo che devo prendere la RER, una linea sotterranea. Ma quale??? Altra lezione imparata: quando cerchi informazioni su internet (come arrivare da gare de lyon a gare du nord) e trovi le risposte (rer d), segnatele da qualche parte, perchè quando ne avrai bisogno magicamente te le sarai dimenticate e ti odierai per non essere stata più furba.
Scendo al piano di sotto e cerco una piantina della metro. Intanto il mio trolley tenta di suicidarsi sulle scale mobili. I parigini sopravvalutano le loro capacità di orientamento e memoria: niente piantine da nessuna parte. Cerco di comprare il biglietto per la rer a una postazione automatica per tgv, che giustamente mi dice "non puoi partire da Parigi e arrivare a Parigi! imbecille!" Io ci speravo.
Chiedo in biglietteria. In inglese, perchè io il francese non lo so. Cioè, so dire delle cose molto basilari e a volte frasi più articolare del previsto, ma il tutto in modo assolutamente random. Il tizio della biglietteria mi accoglie con un "you're so pretty". Oltre a essere cieco è anche inopportuno. Mi spiega che linea devo prendere. Mi fido ciecamente e vado, senza sapere se sto andando nella direzione giusta. Mi ritroverò alla Gare du Nord o dalla parte opposta della città?
Risposta: alla Gare du Nord. In tutto ciò mi trascino dietro una valigia gigante a cui manca una ruota (quindi striscia per terra e pesa). Inizia a piovere un po'. Riemergo in superficie giusto per chiamare mio padre e dirgli che sono viva, poi mi trascino stancamente fino a un Mc Donald's e mi ingozzo di cibo. I miei buoni propositi ("ma sì, in 3 ore mi faccio un giro, esploro un po' la città, mi siedo in un bistrot al sole e leggo una rivista... sì. Illusa.) vanno subito in fumo. Mi compro una rivista (Elle uk, carina. In copertina c'è Lily Allen) e mi spiaggio su una sedia in stazione. Sono cotta. A un certo punto un pazzo decide di seminare il panico urlando e aprendosi la giacca con gesto plateale. Bene ciao, un kamikaze. No, si apre la giacca e rimane a torso nudo. Noto che ha anche i pantaloni slacciati e non porta le mutande. Ok.
Finalmente annunciano il mio treno. Ultima carrozza. Noto tra l'altro una tipa con dei leggings orrendi. E scopro che a Parigi va di moda imbacuccarsi ma tenere ai piedi le infradito. Ovvove.
Sul thalys mi addormento di nuovo, ho freddo, poi caldo, mi scappa la pipì, mi fa male la testa (e anche la mascella, e i denti. così.). Arriviamo a Bruxelles Zuid. Incontro il moroso. Metro fino a casa. Crollo.
Tutto questo per dire: va bene che mi viene il panico, ma la prossima volta prendo l'aereo.
venerdì 1 luglio 2011
DANCE LIKE MIA SORELLA
Bene, dicevamo?
Qui si studia, si è fatto un MI AMI (il mio terzo MI AMI, per la precisione), si prepara l'ultimo esame per questa sessione, si mangiano ghiaccioli a gusti improbabili (pompelmo+campari, buonissimo), si ascoltano Dolly Parton e gli Adverts e si dorme con la finestra spalancata.
E niente.
No, non niente.
E' uscita questa cosa qui:
L'ha ideata e pensata e creata il mio amico Gianluigi (ciao Gì, baci baci, tivibì).
E stavolta ci sono anch'io, con una scematina che ho scribacchiato sul divano di una casa non mia, mentre il mio ragazzo dormiva sul divano a fianco.
Insieme a me ci sono i What Contemporary Means (li conoscete? bene. non li conoscete? malissimo! rimediate subito) con un pezzo nuovo, "Sensation of fall", che hanno composto in esclusiva per Dance Like Già Sai.
Sono molto contenta di aver partecipato, già dal numero 0 mi era parsa una gran bella idea, e sono felice che stia decollando come si deve. Bravo Gì e bravi tutti.
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mercoledì 25 maggio 2011
Di deliri di studio e di problemi mentali
Ciao, non sono ancora morta, sto solo soccombendo sotto una pila di libri un po' noiosi di storia del teatro. Dunque, parliamone.
Manca una settimana esatta al mio esame e ancora ho difficoltà a ricordare cosa succede in ambito teatrale nel rinascimento o nell'Ottocento. Nella mia testa si affollano piante di teatri a cui non so associare un nome, trame di spettacoli che chissà di chi sono, nomi di autori di cui però non saprei dire alcunché.
E mi chiedo: ma che cavolo di corso di laurea ho scelto?
Ogni tanto mi sento stupida, perché mentre ho estrema facilità a ricordare teorie filosofiche, linguistiche e estetiche complesse (che per carità, sono proprio gli elementi fondamentali del mio indirizzo universitario), tanto faccio fatica a memorizzare date e nomi, e tutti quegli esami che iniziano con "Storia di.." sono il mio incubo. E ovvio, ho lasciato proprio quegli esami lì per ultimi. Forse sarei dovuta andare a studiare qualcosa di estremamente pratico e poco teorico. Il problema è che comunque in tutto ciò che comporta l'utilizzo di quei due arnesi che si trovano alle estremità dei miei braccini rachitici (mani) io sono davvero una pippa. E che tutto sommato le uniche cose che riesco a fare bene (e per bene intendo BENE) sono tutte quelle che comportano lo studio e l'analisi di teorie.
In ogni caso è troppo tardi per qualsiasi cambio di rotta, quindi tanto vale che io mi rimbocchi le maniche.
C'è un altro problema in tutto ciò. Continuo ad avere il terrore degli esami. Non so voi, ma io a partire da 10 giorni (indicativamente) prima del fatidico giorno inizio a sragionare. Vado nel panico, il mio cervello decide che non mi assiste più nell'apprendimento e quei giorni che mi separano dall'esame diventano una lenta e inutile agonia.
E di esami me ne mancano 9. E la sessione è appena cominciata.
Figata.
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